mercoledì 27 aprile 2011

RIMORCHIARE 2.0

L'utente medio spesso ignora le implicazioni dell'avvento del web 2.0. Ne sentiamo parlare, sappiamo di starci dentro, ma che cos'è? Come al solito gli esperti si divertono a darne ognuno una loro interpretazione, o a rinnegarlo persino. Ma il web 2.0 esiste e ha cambiato la vita di tutti noi.
In contrapposizione con il Web 1.0, il quale si fondava su siti web statici in cui l'interazione dell'utente era notevolmente limitata, il web 2.0 rivendica il potere di quest'ultimo, il quale diventa in grado di interagire, creare e condividere nonostante l'ignoranza di codici e normative pallose e complicate. Ed ecco il proliferare di blog, social network, forum, chat, che se da un lato hanno reso presente l'utente nel mondo, dall'altro l'hanno (forse) convinto che la vita on-line possa compensare degnamente quella off-line. 
Questo pippone iniziale, oltre che a mostrarvi quanto sono brava e intelligente, fondamentalmente voleva farvi riflettere su una questione di vitale importanza: come il web 2.0 abbia influenzato le pratiche di abbordaggio e come abbia reso il rimorchio digitale predominante a discapito di quello analogico.
Sono consapevole di avere scoperto l'acqua calda: chi, infatti, non ha già beneficiato delle possibilità infinite di approccio, a volte rasenti lo stalking, che i social network e le chat offrono gratuitamente e in abbondanza? 
Certo è che le pratiche di seduzione analogiche avevano tutto un altro sapore: ci convincevamo di essere osservate quando probabilmente ad essere osservata era la tipa tettona appena dietro di noi; ingurgitavamo 800 chewing-gum per combattere la fiatella post-sigaretta; sceglievamo con cura il nostro abbigliamento, il push-up era un elemento fisso del nostro guardaroba e le nostre gambe erano sempre perfettamente depilate (non è mai stato il mio caso, ma concedetemi il plurale maiestatis). 
Adesso stiamo in pigiama davanti al pc, in evidente stato di abbandono, sguinzagliando il nostro Replicante digitale in giro per la rete, libero di improvvisarsi una persona migliore (ma anche peggiore) di come siamo realmente.
Eppure, non mi piace essere categorica; sono consapevole che i rapporti interpersonali reali non moriranno mai e continueranno a regalarci dei momenti stupendi che solo dal vivo possono capitare. 


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