mercoledì 13 giugno 2012

ESTRATTO DI UN RACCONTO ALLO STATO EMBRIONALE

Questo è un estratto del racconto che sto scrivendo per il corso di scrittura creativa. Potrebbe rimanere intatto, potrebbe variare nelle prossime settimane, ma mi piaceva l'idea di condividere una parte di questo ambizioso progetto: parlare dell'amore quando non si ha la minima idea di che cosa esso sia. Ma il bello della pagina bianca è che non devi riempirla della sola realtà. Anzi. E' il luogo perfetto in cui la fantasia può prendere forma. In pratica, puoi scrivere del futuro che vorresti. E nero su bianco sembra quasi reale.

Marta fa capolino nel soggiorno, il porta-tabacco in mano e un sorriso ammiccante che è ormai l’abituale messaggio in codice per suggerire una pausa-sigaretta alle coinquiline, che alzando lo sguardo dai libri ricambiano con un’espressione di sollievo, quasi non aspettassero altro.
Sprofondando nel divano, rullando le sigarette e passandosi  l’accendigas sottratto dalla cucina, comincia il rito civettuolo. La prima boccata di fumo è sempre all’unisono.
<Mi ha mandato un messaggio> dice Marta, e prima ancora che una delle ragazze possa chiederne il contenuto, aggiunge <Mattia. Mi ha chiesto di vederci stasera>.
<Quindi stasera vi vedete?>
<Scherzi? No ragà, non me la sento proprio. A parte che fino a ieri mi ha bidonato alla grande, e io non sono mica a conto suo. Ma poi… buh, ho paura a lanciarmi nell’ennesima storia, del resto mi sono lasciata da poco… insomma, nove mesi,  ma non sono mica tanti, no? Considerato che il mio ex ancora mi invia e-mail patetiche e strappalacrime – le sue, di lacrime – e ogni volta che le leggo mi girano le palle, questo vuol dire che ho ancora chili e chili di rancore, giusto? E io cosa faccio? Mi vado a inguaiare con un altro caso umano, visibilmente così poco preso che non è neanche capace di organizzare un appuntamento come si deve! No no ragà, non me la sento proprio> e riprendendo fiato, aspira la sigaretta, ovviamente ormai spenta.
Per qualche minuto fumano tutte in silenzio, fissando un punto indefinito con le palpebre immobili. Ogni tanto risuona il clack dell’accendigas, poi di nuovo silenzio. Finché Sara scoppia a ridere, interrompendo la trance: <Ah ah! Caso umano!>, come se l’avesse capita solo in quel momento. Tutte le altre le ridono dietro, compresa Marta che prosegue il discorso con un sorriso cinico stampato sulla faccia: <Ma serio, ragà! Ognuno è un caso umano nel proprio genere, ma fidatevi che li ho beccati tutti! E prima il maniaco depressivo che si piangeva sempre addosso – il me-tapino, lo chiamavo io. E dopo il saccentone squattrinato e logorroico, ancora convinto che la nostra storia andava benissimo e che io l’ho lasciato perché sono pazza. E poi una costellazione di flirt con persone instabili, svogliate, terrorizzate dai legami, egocentriche e infantili. Mattia è solo la punta di un iceberg di uomini sbagliati che riesco abilmente e inconsapevolmente ad attrarre. E io mi sono rotta!>.
Marta quasi si stupiva di come era riuscita a riassumere la sua vita sentimentale degli ultimi anni in così pochi semplici concetti. E dire che per lei l’amore era sempre stato una di quelle cose nelle quali credere più per fede che per tangibilità; non riusciva a credere in Dio ma nell’amore ci aveva sempre creduto, e anche se non l’aveva mai incontrato sapeva che esisteva, da qualche parte. Il fatto di non averlo toccato con mano rendeva solo più difficile riconoscerlo e distinguerlo da quella massa di non-amore della quale è pervaso il mondo circostante. A quest’ignoranza, solitamente, attribuiva le eccessive aspettative che riponeva in chiunque incontrasse lungo la sua strada. Non voglio giustificare i miei errori – pensava di solito – è solo una possibile spiegazione.
<Qualcuno vuole venire al cinema, stasera?>

A horror-love story: Freddy & Jason by Rafael Koff

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