martedì 30 ottobre 2012

I DIARI DELLA BICICLETTA

I mercatini delle pulci sono il Babbo Natale che non abbiamo mai avuto.
Dopo sette anni che sto a Catania sono riuscita finalmente a svegliarmi presto una domenica mattina e sono andata nel mondo dei balocchi di seconda mano che gente più o meno raccomandabile ti rifila a poco prezzo. E lì, l'ho trovata.
Mi ammiccava col suo fanalino penzolante e non ho potuto resistere al suo strato di ruggine intriso di storia. Quanto costa? Venticinque euro? Facciamo venti? Davvero me la passi a venti? A me, che non riesco neanche a contrattare con quello dei pomodori? Perfetto. E' mia.
Adesso ho una bicicletta. 
E ora passiamo al livello successivo: camminare in bici a Catania.
Quando pedali per la prima volta in tutta la tua vita e per di più in mezzo al traffico di Catania, è tutto un mondo da scoprire, sempre che rimani in vita abbastanza per farlo.
Hanno avuto la geniale idea, piuttosto che creare delle apposite piste ciclabili, cosa che sarebbe state troppo smart per i loro gusti, di adibirvi le corsie degli autobus. In pratica ci hanno spalmato sopra il disegno di una bici e hanno risolto il problema. Solo che a Catania le corsie degli autobus non sono corsie degli autobus, ma il centro nevralgico dell'anarchia pura: ci passano gli autobus, ci sorpassano i motorini, le macchine, ci camminano i pedoni, non ti farebbe strano neanche vederci sfilare una banda o portare al pascolo un gregge di pecore.
Inoltre il ciclista è per sua natura un ibrido della strada, un Minotauro con la testa da guidatore e un corpo a due ruote: le macchine lo odiano e lui odia le macchine, ma anche i pedoni, per i quali smette di provare empatia l'istante in cui monta sul sellino. 
Penso che quando sei su una bicicletta la prima cosa alla quale pensi sia non farti ammazzare e non ammazzare nessuno, compito che risulta difficile da adempiere per la mancanza di un clacson, perciò trovi utile urlare "Rincoglionito" a chiunque ti intralci la strada, neanche avessi la sindrome di Tourette. 

Ma ora parliamo della mia esperienza, nella fattispecie. Nonostante le paure e le insicurezze, mi sono da subito lanciata nel fantastico mondo delle due ruote. Solo che nessuno mi aveva mai spiegato che fosse così faticoso; nel mio immaginario era tutto un "trallallà, mi sto spostando da un punto A a un punto B senza la minima fatica, povero tu, insulso pedone costretto ad andare a piedi" e invece no, ti devi fare un mazzo così, è come lo spinning, uno spinning a ostacoli in cui l'incoraggiamento non è dato dal culo perfetto dell'istruttrice ma dall'istinto di sopravvivenza.
E non ho ancora parlato della variabile sellino. Ciao inguine, ciao. Si, questa è la signora pietra lavica. Si, questo è l'amico tombino. Toh, guarda, sorella strada dissestata ti sta salutando, fà ciao con la manina.
A ogni scaffa mi sembra di sentire urlare le mie parti basse "Ascolta, va bene che ti avevamo chiesto un po' di movimento qua sotto, ma sembra che qui abbiamo seri problemi di comunicazione. A questo punto preferivamo la pensione anticipata, in fondo ci stavamo pure abituando".
In ogni caso, a parte tutte queste stupide e insignificanti controindicazioni, ho scoperto che andare in bicicletta è davvero fantastico. Dimezzi le distanze, quelli del mercato ti cantano "Ma dove vai bellezza in bicicletta" quando passi e in più è un mezzo di trasporto 100% green. 
E tra un mese avrò un culo fantastico, fanc**o la palestra.

Io, tu e lo Svitol tre metri sopra il cielo 


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