mercoledì 27 marzo 2013

OSSERVAZIONI SU GRILLO E NON SOLO (la polemica arriverà fra 3 - 2 - 1 ... )

Me la volevo tenere. Giuro. Perché se c'è una cosa che amo di più dell'esprimere la mia opinione, è evitare valanghe di polemiche che si propagano peggio di un virus intestinale dopo la condivisione tra amici di un bottiglione di vodka lemon prima di una serata.

Tuttavia non devo tralasciare il mio piacere masochistico di complicarmi la vita, unitamente al bisogno filologico di raccogliere tutti i miei pareri riguardo questo spinoso argomento in un'unica sede.
In fondo, il caso Grillo ormai ha invaso la TV, la bacheca di Facebook, i discorsi con amici e parenti e io non posso neanche parlarne su CIRCAQUASI? Non scherziamo.

Volevo solo scrivere qualche osservazione, premettendo che sono una semplice cittadina, non sono una grande esperta di politica ma solo un'osservatrice della realtà, e il fatto di non militare in nessun partito o qualsivoglia movimento mi da quella serenità di esprimere liberamente ciò che mi passa per la testa senza la paura di deludere qualcuno, inimicarmi qualcun altro o contraddire i punti di qualche programma politico di sorta.

Osservazione n°1
Non accettare le verità come oro colato e combattere per ciò che si crede, urlare a squarcia gola quando qualcosa non ci sta bene, sono azioni condivisibili, almeno da parte mia. Vi capisco. Odio le ingiustizie, ho ereditato dal ramo paterno l'impossibilità di tacere quando qualcosa mi fa davvero girare gli ingranaggi, però ritengo che la differenza tra critica costruttiva e polemica gratuita non sia poi così sottile. Chiunque dovrebbe sapere quando fermarsi, le urla perdono la loro efficacia se sono costanti, se il silenzio cessa di esistere. Qual è il vantaggio di sostenere sempre il contrario di qualcosa? Forse quel brivido di anticonformismo, che però ti conforma inevitabilmente a qualcos'altro.

Osservazione n°2
Perché un sistema possa progredire, c'è bisogno di un'antitesi che si opponga a una tesi, un dibattito che porti un partito o un movimento al continuo confronto e alla crescita. Se si presuppone, invece, che la tesi sia inconfutabile, dettata dall'alto, e che chiunque non sia d'accordo debba essere tagliato fuori, non solo è la fine della democrazia, ma dell'autocritica e del conseguente auto-miglioramento. A meno che non si parta dal presupposto, un po' presuntuoso, di essere nel giusto e che quello che pensiate oggi possa valere per i secoli a venire. Il che ha un qualcosa di molto cattolico, non trovate?

Osservazione n°3
L'odierna comunicazione politica del Vaffanculo vuole rendere accettabile l'utilizzo di parolacce e volgarità come fossero intercalari. Per quanto anche io riesca a essere uno scaricatore di porto quando mi ci metto, tuttavia ritengo che la comunicazione e il linguaggio debbano essere adeguati ai contesti in cui si svolgono. Io che sono una Pinco Palla potrò dire Minchia come fosse una congiunzione, ma che Qualcuno al Parlamento europeo se ne esca parlando di Troie è un caso eclatante di come una persona possa dire o sostenere una cosa possibilmente giusta e cadere nel torto per il modo in cui la esprime. E questo un comunicatore dovrebbe saperlo bene, anche perché non mi sembra un approccio tanto diverso da un Berlusconi che si fa fotografare mentre fa le corna durante il vertice UE. Essere incisivi si, maleducati no, grazie.

Osservazione n°4
Conosco diversi grillini, persone che stimo indipendentemente dalla loro appartenenza politica, che sono sicura che faranno un ottimo lavoro nel pieno rispetto della carica che hanno assunto. La stima, il torto o la ragione ce li meritiamo per il tipo di persone che siamo, non per il movimento di cui facciamo parte. Criticare a priori i grillini o chiunque altro è sbagliato tanto quanto appoggiarli indistintamente. Vorrei solo che si potesse distinguere il giusto e lo sbagliato in base a una propria concezione di etica e non solo perché si ha un tesserino, una spilletta, perché Grillo è tanto simpatico e riempie le piazze o perché Berlusconi è cacca, Bersani è rincoglionito e allora tutto quello che non è nè Berlusconi nè Bersani è il messìa venuto in terra. Abbiamo un cervello, possiamo risolvere equazioni molto più complicate di queste.


Ecco, e adesso che faccio? Pubblico? Quante persone mi accuseranno di avere detto stronzate o, ancora peggio, delle banalità assurde? Perché, in fondo, ho detto cose davvero banali, scontate. E' che più si va avanti, più mi rendo conto che alcune cose potranno pure essere scontate, ma la gente fa l'esatto opposto, come mai?
Ok, va bene, pubblico. Tanto domani pubblico la ricetta della cheesecake e questa faccenda di Grillo ve la sarete già dimenticata.

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