sabato 11 aprile 2015

50 SFUMATURE DI VERGOGNA: L'ESPIAZIONE

Io scrivo per professione. O, come piace dire ai miei affabili colleghi incantati dalla mia verace concezione dei verbi intransitivi, esco le parole.
Io esco le parole, dunque, eppure non leggo quasi mai. Ma questo meglio non urlarlo, che non è certo una cosa di cui andare particolarmente fieri.
Invidio chi non riesce a dormire la sera senza aver prima divorato almeno un capitolo, chi legge in metro, in autobus, durante ogni momento morto della sua vita, perché io se leggo a letto dormo, se leggo in viaggio sbocco e durante i momenti morti della mia vita trovo sempre altro da fare, tipo niente, ma faccio quello piuttosto che leggere. Ma il problema, in effetti, non è neanche questo.

Il problema è che quando leggo mi faccio infinocchiare da qualche titolo veramente imbarazzante, di quei titoli che vi fanno benedire il Kindle perché nessuno vedrà mai la copertina della cagata che tenete tra le mani. E la colpa, ve lo dico io, è delle vacanze estive. Infatti, tutte le volte che ho comprato qualche abominio letterario mi trovavo in qualche località marittima sperduta, a trascinare le ciabatte sulla sabbia rovente, privata dei miei tentacoli tecnologici e, sostanzialmente, senza una mazza da fare. Ed è in quel momento che generalmente si materializzava il miraggio di un bazar che, cogliendomi nel momento di maggiore disperazione, mi convinceva a comprare il libro meno cagone che trovavo tra racchette da tennis e parei tropicali.

Fu così che cedetti la prima volta, acquistando non uno, ma ben tre libri di Sophie Kinsella. E fu in un analogo momento di debolezza che cedetti la seconda volta con: Cinquanta sfumature di grigio. E non solo il primo ma l'INTERA TRILOGIA. L'intra trilogia, capite? E mi duole dare ragione allo stuolo di intellettual chic che lo addita come un cesso di saga ma, in effetti, lo è. E poiché ho macchiato inesorabilmente la coscienza, ho deciso che è giunto il momento di espiare il mio imbarazzante peccato. Anche perché tenere quei libri sul comodino mi ha di recente causato una corale presa per il culo ed è il caso che spariscano di lì subito e ho troppi pochi cassetti per permettermi di nasconderli lì.

Ed è qui che ha avuto inizio l'esperimento antropologico: regalare la trilogia tramite il gruppo "Te lo regalo se vieni a ritirarlo" con la curiosità di vedere quante persone si sarebbero affannate a mettersi in coda per averli e quale privilegiato si sarebbe preso la briga di prendere la macchina e venire fino a casa mia per riscuotere il suo prezioso premio. Consapevole, in tutto questo, del rischio di ritrovarmi derisa e ignorata dalle stesse persone che, nel suddetto gruppo, si scannano per pacchi di coriandoli e scarpe con la zeppa anni '90. Ma la colpa da espiare era grande, così ho accettato la sfida.

È un mercoledì mattina quando decido di pubblicare l'annuncio. I primi minuti trascorrono senza alcun segno di vita dalla vibrazione del mio cellulare, il retrogusto della sconfitta comincia ad accarezzarmi il palato. Decido di ignorare il mio dispositivo per non influenzare l'esperimento (la saggezza proverbiale, infatti, mi ricorda che è scientificamente provato che pignatta taliata nun vuddri mai).

Per fortuna le rassicurazioni non tardano ad arrivare, ed è subito boom: 52 commenti in sole 3 ore, 84 in meno di 12.


Uomini, donne, bimbeminchia, tutti si affannano ad aggiudicarsi l'ambito premio, la mia coscienza sospira di sollievo riconoscendo una patria a lei non ostile, un mondo che non la giudicherà per un attimo di debolezza ma che, anzi, tenta di corromperla tramite messaggi privati nella speranza di saltare la fila.

L'espiazione è sempre più vicina, il destino ha deciso di offrirmi un'altra possibilità e la sfrutterò, passando il testimone di quella vergogna in cellulosa alla ragazza che entusiasta bussa alla mia porta: grazie, grazie! continua a ripetermi. Sento di tradire la sua ingenuità, spero che non mi chieda perché me ne stia liberando e per fortuna non lo fa: prende il sacchetto dalle mie mani e in quel momento lo sento, sento il peso del giudizio universale abbandonarmi per spostarsi altrove. 

Rientro in casa, fiera di me, di come sia riuscita a rimediare a un imbarazzante errore facendo al tempo stesso felice una persona. Adesso posso ricominciare, posso abbandonare le vecchie abitudini, convertirmi a passatempi più elevati che innalzino il mio spirito e migliorino la mia dialettica.
Adesso posso tornare a guardare Game of Thrones, che dio l'abbia in gloria.

buzzoole code

Nessun commento:

Posta un commento