mercoledì 16 settembre 2015

DI QUELLA VOLTA IN CUI MANGIAI VEGANO E PIANSI

Ci fu un tempo, quando le mie finanze non mi concedevano grandi sprazzi mangerecci in giro per i migliori ristoranti della città ma a stento qualche bevuta scadente nei peggiori bar di Caracas, che non esisteva che mi potessi permettere pranzi o cene fuori casa, considerando per di più che il mio fidanzato dell'epoca era più squattrinato di me (che culo).

In quegli anni, nonostante i pasti outdoor si potessero contare sulle dita di una mano, su una cosa potevo pur star certa: che quando mi decidevo finalmente a concedermi il lusso di un'uscita al ristorante beccavo sempre delle superinculate pazzesche.

Tipo quando mi feci coinvolgere in una cena a base di Angus argentino che chi minchia lo sapeva ai tempi cosa cavolo fosse. Oppure quella volta che mi convinsero ad andare in un'azienda agrituristica biologica, che fin qui nulla da ridire, anzi.
Se non fosse che il menù l'aveva prematurato Antani mentre scappellava a sinistra senza scordare la destra.

L'apertura delle danze era segnata da una vellutata di zucca bio, una cosa squisita che ti evaporava nell'esofago neanche mangiassi aria. Ma vabbè, era l'antipasto.
E no. E  no. Quello era il primo. 
Infatti poi c'era il secondo: bistecca d kamut con contorno di afarafara. Ovviamente ai tempi non sapevo cosa minchia fosse neanche il kamut, il mio cervello recentemente traumatizzato dall'Angus l'aveva associato a qualche pregiato taglio di carne che avrebbe sventrato le mie finanze ma perlomeno saziato lo stomaco.

La verità mi fu chiara al primo boccone, quando ciò che provai ad assaporare sembrava una fetta di pane cucinata infimamente come una scaloppina. Subito dopo, la grande rivelazione: benvenuti al pranzo vegano di stà ceppa.

Vegano? VEGANO??? Cioè io sto pagando per non mangiare nulla che abbia muggito in una sua vita precedente? Per cosa mi stesse punendo il karma quel giorno, ancora lo ignoro. Ma quella volta potete ben immaginare che pagai un botto per morire di fame e meditare tutto il tempo su come fregare il menù baby a qualche bambino sprovveduto che alla faccia mia stava affondando il muso su una dignitosissima pasta al forno.

Da quel momento credo di non aver mai ordinato consapevolmente un piatto che si vendesse come vegano, né tantomeno mi è passato per la mente di cucinarlo.
Ma siccome c'è sempre una prima volta, recentemente ho provato a cucinare dei vegan burger di cui posterò prossimamente la ricetta, giusto per farmi infamare un po' dalla schiera di amici carnivori che i vegani se li mangiano come contorno.

Perciò STAY TUNED & EAT MOO!


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